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martedì 24 febbraio 2009

Al via la fashion week.

Milano/ Al via la fashion week. Finazzer Flory: "La moda è un processo di emancipazione dal brutto"

Martedí 24.02.2009 18:00

Prenderà il via oggi, mercoledì 25 febbraio, in occasione dell’inizio della settimana della moda milanese, il “Progetto Montenapoleone”, un ricco calendario di eventi e spettacoli promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda, l’Associazione Commercianti di via Montenapoleone e l’Associazione Amici di Via della Spiga.

Concerti, sfilate d’auto d’epoca, conferenze e performances futuriste animeranno, gratuitamente, per sette giorni, dalle 20.30 alle 22.30, le vie del Quadrilatero.

Il primo appuntamento, domani alle 20.45, prevede una sfilata di auto d’epoca del periodo 1909 al 1920, messe a disposizione dall’Associazione C.M.A.E. (Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca). Per riassaporare le atmosfere degli anni in cui nacque e si affermò il Futurismo, la prima avanguardia storica italiana. Perché, per il Movimento: “un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... è più bello della Vittoria di Samotracia”.

“Il Progetto Montenapoleone accende le luci sul Quadrilatero perché Montenapoleone è un importante pezzo di città che possiede beni culturali, edifici artistici, musei e chiese da riconoscere e rappresentare - spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory-. Così il Quadrilatero si anima di vita, attraverso un progetto condiviso dall’Assessorato alla Cultura, dalla Camera Nazionale della Moda, dall'Associazione Montenapoleone e via della Spiga, in occasione della settimana della moda femminile.”

Bellezza ed eleganza saranno le parole chiave per un confronto tra moda e cultura.

“Perché moda non è solo un prodotto, ma anche un processo di emancipazione al brutto che c’è in noi", conclude Finazzer Flory.

Il calendario delle iniziative prevede:

Mercoledì 25 febbraio

ore 20.45 - nel Quadrilatero - sfilata di auto e moto d’epoca del periodo 1909 al 1920 messe a disposizione dall'Associazione C.M.A.E. (Club Milanese Automotoveicoli d'Epoca). Per riassaporare le atmosfere degli anni in cui nacque e si affermò il Futurismo, la prima avanguardia storica italiana.

ore 21.15 – Sala Garzanti, via Spiga 30 – l’Associazione “Amici di via della Spiga” offre i suoi spazi per una conferenza sul rapporto tra la Moda e il Futurismo. Per continuare a riflettere su di una rivoluzione meno nota ai più, ma di grande fascino e di dirompente provocazione: la moda futurista.

Introduce l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. Interviene Jacqueline Ceresoli, docente e critico d’arte.

Giovedì 26 febbraio

ore 20.30 – Sala Tiepolesca della Chiesa di San Francesco da Paola (IV piano), Via Montenapoleone 22 - “Fisarmoniche in Quintetto” con Augusto Cominesi, Nadio Marenco, Michele Marenco, Gabriele Marangoni, Patrizio Castelli. Musiche di Bach, Vidosic, Piazzolla, Scappini, D'Anzi, Beatles. Serata in collaborazione con il Conservatorio “G.Verdi” di Milano. Introduce Quirino Principe.

Venerdì 27 febbraio

dalle ore 20.30 alle ore 22.30 - apertura straordinaria del Museo Bagatti Valsecchi, via Santo Spirito 10. Sono previste visite guidate gratuite intervallate da cori futuristi degli attori della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi che riproporranno le incursioni del Bombardamento di Adrianopoli.

Prenotazione obbligatoria: 02.76006132

Sabato 28 febbraio

dalle 20.30 alle 22.30 – apertura straordinaria del Museo Bagatti Valsecchi, via Santo Spirito 10. Con visite guidate gratuite accompagnate da spettacoli di danza rinascimentale in collaborazione con l’Associazione culturale “Leoncello” di Legnano. Saranno proposti: Contrappasso ballarino di Fabrizio Caroso (1589) E Le Gratie d’amore di Cesare Negri (1600)

Prenotazione obbligatoria: 02.76006132

Domenica 1 marzo

ore 20.30 - Chiesa di San Francesco da Paola (ingresso da via Manzoni) “Barcarole e Notturni" con il soprano Barbara Vignudelli, mezzosoprano Stefania Giannì, pianoforte Andrea Zani. Musiche di Rossini, Donizetti, Faurè, Berlioz. Serata in collaborazione con il Conservatorio "G.Verdi" di Milano. Introduce Quirino Principe.

Lunedì 2 marzo

dalle 20 - presso il Cortile del Palazzo Gavazzi oggi Balossi Restelli in via Monte Napoleone 23 – Performance di danza futurista a cura della Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi. “La danza futurista sarà disarmonica, sgarbata, antigraziosa, asimmetrica, sintetica, dinamica parolibera…” così scriveva Marinetti nel 1917.

Martedì 3 marzo

Milano…Che cos'è la bellezza?

ore 20.30 – Sala Garzanti, via Spiga 30.

Un incontro per interrogarsi sul tema della bellezza nella nostra città in un dibattito a più voci a cui partecipano filosofi, scrittrici, architetti e poeti. Perché la dimensione estetica investe una più ampia visione etica. Dove il non bello è soltanto l’esito di un giudizio ma un pensiero. Un qualcosa che si può anche ascoltare e liberare nella sua più felice ambiguità. Introduce l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory.

Alle ore 20.00 la conferenza sarà aperta da un cocktail di benvenuto

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti

da affari italiani

domenica 7 dicembre 2008

MILANO FESTEGGIA IL PATRONO

Milano celebra il suo santo patrono

Vissuto 17 secoli fa, Aurelio Ambrogio (Treviri 339 – Milano 397) è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica che lo annovera tra i quattro massimi Dottori insieme a Girolamo, Agostino e Gregorio I papa. La sua importanza per la città è stata tale da far diventare Milano la vera capitale della cristianità occidentale fino all'inizio del V secolo. Al di là del valore religioso, “Sant'Ambrogio” rappresenta per la Città e i milanesi molto più che una semplice ricorrenza. Il 7 dicembre, infatti, è una giornata caratterizzata da diversi momenti carichi di tradizione e significato: la consegna delle Benemerenze Civiche, istituite nel 1925, la “prima” della Scala, che inaugura la stagione del più famoso teatro lirico del mondo e il concorso canoro "Ambrogino d'Oro", nato nel 1959 e dedicato ai piccoli talenti.


Benemerenze Civiche 2008

Benemerenze Civiche 2008

Sant’Ambrogio è il giorno in cui Milano dice “grazie”. È il momento in cui la Città si ferma per esprimere la sua gratitudine a chi dedica la propria vita al bene comune. Milano premia il meglio di Milano, gli uomini, le associazioni, le organizzazioni che hanno saputo dare alla nostra città un contributo speciale, un sorriso, un moto di orgoglio.


Don Carlo

Su il sipario con “Don Carlo”

Per l’inaugurazione della stagione scaligera 2008/2009 andrà in scena "Don Carlo", capolavoro di Giuseppe Verdi, con la regista di Stéphane Braunschweig e con la direzione del milanese Daniele Gatti. Gatti chiama in scena Ferruccio Furlanetto e Matti Salminen nel ruolo del re Filippo II , Giuseppe Filianoti e Stuart Neill danno voce a Don Carlo ; Dalibor Jenis e Thomas Johannes Mayer si avvicendano nella parte di Rodrigo . Matti Salminen e Anatolij Kotscherga vestono i panni del terribile Inquisitore. Le due protagoniste (e rivali) femminili, Elisabetta di Valois e la principessa d’Eboli , sono interpretate rispettivamente da Fiorenza Cedolins e Micaela Carosi, Dolora Zajick e Anna Smirnova.
La versione originale è in cinque atti e in lingua francese e andò in scena l'11 marzo 1867 al Théâtre de l'Académie Impériale de Musique di Parigi. Era stata commissionata dall'Opéra di Parigi in occasione dell'Esposizione Universale del 1867.




Concorso canoro “Ambrogino d’Oro 2008”

Concorso canoro “Ambrogino d’Oro 2008”

Il concorso riservato ai bambini è nato nel 1964, quando lo Zecchino d’Oro – istituito nel 1959 - ha lasciato Milano per trasferirsi a Bologna. L’Ambrogino d’Oro, dopo alterne fortune, negli ultimi tre anni è tornato al suo originario splendore grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale. In questa edizione 2008 saranno in gara 12 canzoni, selezionate tra le oltre 100 arrivate da tutta l’Italia, eseguite da 25 giovanissimi cantanti. Saranno famosi.

martedì 11 novembre 2008

«La Milano del futuro? Avrà venti grattacieli»

In piedi, davanti a un'enorme pianta aerea di Milano, indica, gesticola, percorre vie, piazze e quartieri. Ma, soprattutto, si infervora, si infiamma, si appassiona, si inorgoglisce. Non capita tutti i giorni di vedere un giovane assessore del Comune di Milano così entusiasta del «suo» programma, non capita tutti i giorni di sentire, da parte di un esponente del Comune di Milano, un programma di così vasta portata. Carlo Maria Giorgio Masseroli, quarantunenne assessore allo Sviluppo del territorio, laureato in Ingegneria gestionale al Politecnico, sposato, padre di quattro figli, ci spiega come e perché lui e la giunta vogliono trasformare la città. «Stiamo lavorando sul progetto “Milano 2030” e al “piano del governo del territorio”. L'ultima volta che si pensò a Milano nel suo insieme era il 1954, quando fu fatto il Piano regolatore che usiamo ancora oggi. Nel 1980 ci fu una variante generale a questo piano, poi più niente. Il che vuol dire 54 anni fa e quasi 30 anni fa. Perciò dico che questo è, per Milano, un momento storico».
In concreto che cosa volete fare?
«Di che cosa ha bisogno Milano? Di infrastrutture e stiamo ragionando sulle metropolitane e sulle strade. Vogliamo trasformare una città che finora ha avuto una forma radiale, cioè un centro e un irraggiamento verso l'esterno, in una città reticolare, cioè una città in cui non c'è solo il centro infrastrutturato ma ci sono diversi ambiti che diventano, a loro volta, epicentro di sviluppo tutto intorno. Come è successo con la nuova Fiera, al cui fianco sorgerà il padiglione dell'Expo».
Sulla mappa che prende tutta la parete alle spalle della scrivania, l'indice di Masseroli vola dalla nuova Fiera all'area attorno a via Stephenson. «Guardi qui, dove ci sono le cinque torri di Ligresti che sono da ristrutturare. Quest'area, vista dalla Milano-Varese è un orrore, bene, qui può nascere la Défense milanese, qui si possono fare 20 grattacieli che non disturbano niente e nessuno, sono 600mila metri quadrati con difficoltà di collegamento che quindi non vengono utilizzati». (...)

lunedì 3 novembre 2008

IL PACIFISTA DI GUERRA

IL PACIFISTA DI GUERRA

Molti americani e gran parte del mondo attendono la probabile elezione di Obama come quella di un messia, in grado di ribaltare in senso pacifista la politica estera degli Usa. Quasi un moderno Adriano che con fare dialogante, e il supporto di George Clooney, depurerà l'impero dalle smanie militaresche del predecessore. Ma a demolire il mito, ci pensa il candidato democratico ”in his own words”. Basta scorrere interventi pubblici e frasi del programma, per scoprire un Obama più falco di McCain e a volte persino di Bush. Ecco le prove.

Iraq. Il ritiro delle truppe in 16 mesi è il marchio di fabbrica del senatore nero. In realtà nel suo programma si legge: «Finchè i leader locali non pongano fine al settarismo, una forza ridotta rimarrà in Iraq per condurre missioni anti terrorismo, proteggere civili americani e addestrare le forze di sicurezza irachene». Il capo del team obamiano sull'Iraq, Colin Kahl, l'ha quantificata in 80.000 uomini. Fino all'11 luglio il paragrafo sull'Iraq si intitolava “Riportare a casa le truppe”, ora è “Ritiro responsabile e graduale”. Ciò che Bush ripete da anni. Anzi, il ministro degli esteri iracheno Zebari ha svelato al NY Post che, durante la visita estiva a Baghdad, Obama gli chiese «perché non intendessero posticipare l'accordo sul ritiro a dopo le elezioni Usa»: nel qual caso, la promessa sui 16 mesi sarebbe saltata.

Pakistan e Afghanistan. «La priorità è combattere i terroristi in Pakistan. Se avremo informazioni credibili e il presidente pakistano non agirà, lo faremo noi». Parola di Obama l'1/8/‘07 al Wilson Center di Washington. Apriti cielo: un candidato americano preannuncia l'invasione, con o senza consenso, dell'unico stato atomico islamico. Un suicidio geopolitico. Perfino McCain glielo rinfaccia nel primo dibattito tv: «Non affermerei mai pubblicamente che li attaccherò». Ma in due faccia a faccia Obama rincara: «Possiamo lasciare le truppe sulla difensiva e incassare all'infinito, se il Pakistan non coopera, oppure prendere decisioni (..) , non possiamo regalare miliardi a chi tratta coi Taliban». Ergo, «nella regione servono più truppe, elicotteri, droni» (15/7/'08). Quanto all'Afghanistan, «teatro centrale della guerra», Barack ci spedirà «altre 2 brigate da combattimento», chiedendo «meno restrizioni» agli alleati.

Iran. Trattare con Ahmadinejad? Una boutade mediatica. Il vero Obama pensiero emerge dal primo uno contro uno con lo sfidante repubblicano: «Non possiamo permettere all'Iran di ottenere l'arma nucleare. Rischierebbe di cadere in mano a terroristi. Farò tutto il necessario per impedirlo. Non toglieremo mai dal tappeto l'opzione militare, né consentiremo all'Onu di porci un veto».

Palestina. Mai accaduto che un candidato democratico alla Casa Bianca visitasse Israele. Barack lo ha fatto il 24 luglio, per ribadire una choccante promessa del 4 giugno alla lobby ebraica dell'Aipac: «Gerusalemme capitale indivisa dello stato israeliano». Ovvero niente Gerusalemme est al futuro stato palestinese, uguale intifada garantita per l'eternità. Neanche Bush aveva osato tanto. Ma già durante la visita a Sderot, città sotto tiro di Hamas, Obama era stato esplicito: «Se qualcuno spedisse razzi contro casa mia farei qualunque cosa per fermarlo. Dagli israeliani mi aspetto lo stesso». Da qui l'idea di «un aumento degli aiuti militari a Israele». E dire che McCain si è detto favorevole al dialogo con Hamas.

Russia. Il cognome del principale consulente di esteri del ticket di Obama dice tutto: Brzezinski. Il più anti - russo degli ex consiglieri per la sicurezza nazionale. Colui che chiede di boicottare le olimpiadi di Sochi. Per Obama (citiamo dal dibattito presidenziale n.1) «la risorgente Russia è una minaccia per la pace». E Georgia e Ukraina «sono libere di entrare nella Nato»... terza guerra mondiale permettendo.

Leva. Altro che tagli. In un forum del 13/9 alla Columbia University, Obama afferma: «È essenziale ampliare il nostro esercito e i marines. E che un presidente parli del servizio militare come di un obbligo non solo di alcuni: se andiamo in guerra ci andiamo tutti». Trattasi della reintroduzione di una forma di leva obbligatoria defunta dal Vietnam. Obiettivo «65.000 soldati e 27.000 marines» aggiuntivi, l'integrazione coi militari di agenzie civili e più fondi alla Guardia nazionale. McCain applaude e assicura al rivale, ove sconfitto, la direzione della naja.

Armi e missili. Dal sito ufficiale barackobama.com: «Per estendere il nostro potere globale, più investimenti in ricerca e sviluppo per droni, aerei KC-X, Cargo C-17 (..) e rimpiazzo delle navi obsolete». «Ci occorre una difesa missilistica a causa della minaccia iraniana e nord coreana (..) i test devono essere più rigorosi».

Terrorismo, Cina, Sud America. «Creare con 5 miliardi un apparato di polizia, o Shared security program, per abbattere network terroristici nel mondo». «Vigilare sul riarmo cinese rafforzando la nostra presenza in Asia». «Diplomazia aggressiva in Venezuela, Bolivia, Nicaragua» ed estensione al Messico della “Merida Initiative”(raid colombiani antiterrore). No alla fine dell'embargo su Cuba: mero «allentamento previa liberazione dei dissidenti». (Dal discorso del 23/5 ai cubani di Miami).

Gun control e diritti civili. Adesione totale al 2° emendamento (diritto a portare armi), pubblicizzata da un radio spot a 4 mani con McCain. E no alla cancellazione del Patriot act.

Il Wall Street journal ha così sintetizzato la metamorfosi di Obama: “Un terzo mandato per Bush”.

www.laltrogiornale.com

domenica 19 ottobre 2008

Vogliono un altro Sessantotto

Il messaggio lanciato ad amici e nemici è chiaro e semplice: è tornata la piazza. E con la piazza, questa è la deduzione non esattamente aristotelica, è tornata la sinistra. Quella vera, quella tosta, quella dei senza se e senza ma, quella che mette paura e che pur essendo costituzionalmente di lotta all'occasione può accollarsi l'onere d'essere anche di governo. A dare il via ai festeggiamenti per il ritorno della piazza fu Paolo Ferrero, segretario del clandestino partito della Rifondazione comunista. L'11 ottobre, a conclusione del corteo contro le politiche del governo Berlusconi dichiarò, con accenti tenorili: «Manifestazione riuscita al di là delle aspettative! È finita la ritirata dopo mesi di conflitti e congressi». Avrebbe potuto essere più sincero e ammettere che la ritirata era, anzi, è dovuta non alle beghe con Nichi Vendola quanto alla tremenda, definitiva batosta elettorale, ma il sacco comunista è quello e quella farina dà. Comunque sia, le parole di Ferrero hanno galvanizzato la sinistra in ritirata e larghi strati di quella in libera uscita e ora è tutto un festeggiare il ritorno alla piazza come strumento ideologico e dialettico, arma terribile nelle mani delle masse operaie e del proletariato urbano (cosa ne potranno fare, della piazza, i bambini delle elementari che hanno sfilato per salvare la scuola democratica minacciata dal grembiule classista è tutto da vedere. Si dia tempo al tempo).
Che la sinistra si sia storicamente appropriata della piazza facendola una cosa sua, è indubbio. Anche se la Marcia su Roma - che fu una marcia per convergere in una piazza, quella del Quirinale, niente di diverso delle marce per convergere, anni dopo, nella piazza di San Giovanni pavesata di bandiere rosse - consiglierebbe di andarci cauti nell'attribuire le primogeniture. Altrettanto indubbio è, però, che la piazza ha perduto molto del suo smalto e del potere intimidatorio. Un po' perché la si è inflazionata, un po' perché scavalcata dal popolo dei fax, dal popolo degli appelli, dal quello dei blog, da quello del girotondo, per non parlare delle piazze televisive, affollate come neanche Palmiro Togliatti se lo sognava. Che la sinistra-sinistra ne faccia dunque il tardo simbolo della propria identità e che con quella tenti di ringalluzzirsi, di uscire dalla ritirata è, per la sinistra medesima, un brutto segno. Perché significa ammettere di essere drammaticamente a corto di idee, di progetti, di programmi. Di politica. Significa riconoscere che non si può rifondare alcunché sulla polvere di una ideologia spazzata via dal vento della Storia. Ma siccome l'orgoglio di quella sinistra è pari alla sua incommensurabile saccenteria non si danno per vinti e si illudono di ritrovare una ragion d'essere, un ruolo politico in quanto signori delle masse. Scendono in piazza come lo sciupafemmine in disarmo assume il Viagra: per sentirsi, almeno per un'ultima volta, virilmente di sinistra.
Paolo Granzotto - IL GIORNALE

sabato 18 ottobre 2008

SCUOLA:proteste incomprensibili

"Incomprensibili". Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini definisce così le proteste contro il suo provvedimento per la scuola. Oggi è il "No Gelmini Day" e manifestanti in tutta Italia sono scesi in piazza contro il ministro. Durante l'intervista a "Mattino 5", il ministro si dice connvinta che coloro i quali scendono in piazza non abbiamo "letto il provvedimento, perchè non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Perchè il provvedimento, ha precisato il ministro, "riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione, ma certo non tocca le università e la scuola superiore". La Gelmini non esita neppure a sottolineare che c'è la sinistra alla base di questa "campagna di disinformazione: sta dicendo alle famiglie che verrà meno il tempo pieno e gli insegnamenti aggiuntivi, è una grande bugia".

E a proposito delle classi per soli stranieri, il ministro si dichiara favorevole nei contronti della mozione della Lega Nord:
"Le classi di«inserimento per i bambini immigrati non sono un problema di razzismo, ma un problema didattico. È un dato di fatto che per come è organizzata la scuola oggi non riesce ad assolvere al meglio a una funzione importante, quella di integrare gli alunni immigrati. Ogni genitore che ha un figlio nelle classi elementari sa che ci sono problematiche legate all'inserimento dei bimbi stranieri nelle classi perchè molti non conoscono l'italiano. Molte classi rallentano l'apprendimento e l'integrazione dei bambini stranieri perchè non ci sono corsi specifici di insegnamento della lingua italiana. Se vogliamo integrare in maniera adeguata i bambini stranieri" ha concluso la Gelmini, "è giusto investire delle risorse perchè questi bambini possano conoscere la lingua italiana e integrarsi al meglio".

Intanto cortei e manifestazioni di protesta contro la Gelmini sono stati organizzati in tutta Italia. A Milano,
dietro lo striscione "Blocchiamo il decreto, occupiamo dappertutto. Gelmini la scuola ti ripudia" si sono riuniti i due cortei formati dagli studenti delle scuole superiori e quello degli universitari che protestano contro la riforma della scuola. Del corte fanno anche parte gli insegnati e i genitori della 'Rete Scuole'. Un petardo è stato anche lanciato contro al sede distaccata del Provveditorato agli Studi del capoluogo lombardo.
Il popolo della scuola sfila compatto anche nella capitale. Ad aprire il lungo corteo, dietro lo striscione 'No alla distruzione della scuola' firmato dal 'Popolo della scuola pubblica', ci sono bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che affermano che "il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini". Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta, lanciano slogan contro il ministro dell'Istruzione, università e ricerca. Sulla musica di una canzone di protesta delle mondine, i manifestanti protestano contro l'aumento del numero degli alunni per classe: "Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare". E ancora, "Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessun resta a galla". Molti anche gli striscioni legati all'università e alla ricerca: "La ricerca è in mutande. Ora leviamo anche quelle?" o "Avete risolto il problema della fuga dei cervelli, avete tagliato le teste".
In migliaia sono scesi in strada anche a Genova:
in testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell'università.

lunedì 13 ottobre 2008

UN LIBRO PER AIUTARE CANI E GATTI

Nella rassegna Incontri in Biblioteca realizzata dal Comune di Milano, Giovedì 16 ottobre alle ore 18 alla Biblioteca del Parco Sempione, Manuela Valletti Ghezzi presenterà il suo ultimo libro "Dal Pronfondo del Cuore"

Troverete tutti i dettagli dell'evento cliccando qui

Ricordiamo a tutti che il libro è una raccolta di storie di cani e gatti di casa ed è stato realizzato per una iniziativa benefica. Il ricavato delle vendita verrà devoluto alla signora ALMA BATTAGLIA di 85 anni, molto nota a Milano, che da 50 anni accudisce cani e gatti in difficoltà, attualmente ha nel suo appartamento di Piazza Po 17 tra cani e gatti.

Vi invitiamo ad intervenire perchè durante la presentazione sarà possibile acquistare il libro che è comunque acquistabile su CYBERDOGS MAGAZINE cliccando qui,
o in tutte le librerie on line.