News

Loading...

giovedì 15 maggio 2008

NOVE MILIONI A REDDITO ZERO ma lavorano....

Sono allevatori e commercianti, avvocati e parrucchieri. Sono in maggioranza meridionali ma vivono anche nelle grandi città del Nord. Sono un esercito di quasi dieci milioni di persone. Sono gli italiani che dichiarano al fisco un reddito pari a zero, quelli che non versano nemmeno un euro di tasse. Il dato, rivelato da Panorama in un'inchiesta pubblicata sul numero in edicola oggi, emerge analizzando le famigerate dichiarazioni presentate nel 2006, quelle messe in rete per alcune ore dall'Agenzia delle entrate e poi ritirate su ordine del Garante della privacy. I numeri sono chiari. Su quasi 40 milioni di certificazioni oltre 9,6 milioni, cioè il 24,16%, indicano un reddito imponibile pari a zero. Un italiano su quattro, quindi, non versa imposte perchè non guadagna nulla o rientra nella no tax area o ancora è un evasore che prova a mimetizzarsi. NORD E SUD Scorrendo i dati pubblicati da Panorama risulta subito evidente l'ete rogeneità geografica del popolo del reddito zero, concentrato in gran parte nel Mezzogiorno. Nella categoria rientrano infatti il 36,88% dei siciliani, il 36,61% dei calabresi e il 35,32% dei molisani. Seguono Basilicata (34,64%), Campania (33,93%), Puglia (33,06%), Sardegna (28,98%) e Abruzzo (27,88%). Per trovare la prima regione del nord bisogna scendere fino alla dodicesima posizione, dove c'è il Trentino Alto Adige con il 21,26% delle dichiarazioni a reddito zero. In questa speciale classifica i più "ricchi" risultano invece i lombardi, tra i quali soltanto il 16,68% ha un imponibile nullo. Le cose non cambiano nemmeno scorrendo la classifica per provincia. Il record, in questo caso, appartiene a Enna, dove il popolo del reddito zero rappresenta il 42,43%, quasi un residente su due. Seguono Agrigento (42,37%), Caltanissetta (40,81%), Crotone (39,25%) e Benevento (38,91%). La città più benestante, viceversa, risulta essere Bologna, dove i "nulladichiaranti" sono soltanto il 13,99% del totale. Non distanti dal capoluogo emiliano sono poi Milano (14,26%), Lodi (14,6%), Novara (14,97%) e Biella (15,19%). Diverso il discorso quando si scompongono i dati in base all'età. In questo caso, contrariamente all'ana lisi geografica, la distribuzione risulta essere molto più omogenea. Se togliamo gli under 20, che sono solo l'1,62%, quelli che nel 2005 hanno avuto un imponibile pari a zero sono più o meno equamente distribuiti nelle fasce 20-40 anni (2.029.684 persone, il 22,45%), 40-60 anni (2.353.733 persone, il 26,03%), 60-70 anni (1.418.737 persone, il 15,69%) e oltre 70 anni (3.093.500 persone, il 34,21%). Al di là delle differenze anagrafiche, comunque, l'inchiesta di Panorama si fa particolarmente interessante quando arriva a scomporre i dati sul reddito in base al lavoro dei dichiaranti. La professione meno redditizia d'Italia, secondo il settimanale, sarebbe a sorpresa l'allevatore di ovini. Tra chi svolge questa attività, infatti, addirittura l'84,42% ha comunicato di non aver guadagnato nulla. Ma è l'intero settore ad avere un'elevata percentuale di "nulladichiaranti": coltivazione di piante ornamentali (83,19%), coltivazione ortaggi (73,45%), allevamento bovini e bufali (71,43%), colture viti, olivi e frutta (54,12%) e via di questo passo. «Piangono gli allevatori di suini», scrive Panorama, «arrancano gli allevatori di bovini e di bufale. A reddito zero, in Piemonte nel 2005 erano 1.751. In tutta italia, 25.949. Nella sola provincia di Bolzano, su 5.500 produttori di latte, ben 3mila non hanno guadagnato nulla. Dati 2006 dell'Ismea: su ogni euro pagato dal consumatore all'allevatore arrivano meno di 20 centesimi». GLI ALLEVATORI Ma è la terra che dà poche soddisfazioni (almeno a livello economico) o è il mondo dell'agricoltura e dell'allevamento ad avere un alto tasso di evasione fiscale? «Il discorso è molto complesso e bisogna analizzare i dati caso per caso», spiega a Li bero il professor Renato Pieri dell'Os servatorio sul mercato dei prodotti zootecnici. «Se ci concentriamo sul settore ovini e caprini», continua, «dobbiamo ricordarci che parliamo di un mondo marginale, limitato principalmente alla Sicilia e alla Sardegna, dove sicuramente girano pochi soldi». Casi particolari a parte, comunque, il professor Pieri non sembra sorpreso dell'andamento generale delle dichiarazioni. «Facciamo un esempio concreto», aggiunge, «prendendo i produttori di latte. In Italia ci sono circa cinquantamila allevatori, ma quelli che hanno una dimensione di almeno 500 tonnellate annue, che è la dimensione minima efficiente, sono soltanto il 10% del totale. Per questo i dati non mi sorprendono affatto. Sarebbe strano se avesse un reddito nullo un'azienda con 400 vacche, ma in tutto il settore la maggioranza delle attività sono piccole o piccolissime».

FONTE - LIBERO

0 commenti: