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lunedì 29 settembre 2008

Un museo al Binario 21 della Centrale di Milano

L'assessore Mascaretti e il Presidente Palmeri hanno partecipato alla presentazione de progetto che prevede anche un archivio–biblioteca, un auditorium e un bookshop

Un memoriale della Shoah nell'unico luogo in Europa che conserva intatto l'ingranaggio dello sterminio: la Stazione Centrale. Al Binario 21 sorgerà un museo, un archivio–biblioteca, un auditorium e un bookshop. E' quanto previsto dal progetto realizzato dall'architetto Guido Morpurgo.
All'interno dell'area, “Il Muro dei Nomi” ricorderà le 605 persone deportate la mattina del 30 gennaio 1944 da Milano Centrale ad Auschwitz–Birkenau. L'assessore alle Politiche del Lavoro e dell'Occupazione Andrea Mascaretti e il Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri hanno partecipato alla presentazione del progetto del memoriale della Shoah nella Sala Reale della Stazione Centrale. Sono intervenuti il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Ferruccio de Bortoli, l'amministratore delegato del Gruppo FS Mauro Moretti, Liliana Segre sopravvissuta della Shoah e l'architetto del progetto Guido Morpurgo.

“È stata un'emozione forte ascoltare la testimonianza di Liliana Segre – ha detto l'assessore Mascaretti - su quel passato tragico con cui dobbiamo fare i conti e che non dobbiamo dimenticare. E proprio perché tutti possano conoscere quella tragedia, soprattutto le nuove generazioni, è importante la realizzazione di questo memoriale della Shoah proprio al Binario 21, luogo in cui oltre 60 anni fa partivano convogli di deportati ebrei per i campi di sterminio, in particolare di Auschwitz e Bergen Belsen“.

“Splendido il progetto realizzato dall'architetto Morpurgo – ha concluso Mascaretti - che inizia invitando i visitatori a superare la barriera dell'indifferenza e dell'oblio per accedere poi alla zona dei binari dove è possibile cogliere pienamente la forza di quella tragedia e leggere i nomi di tutti coloro che da lì sono partiti per un viaggio senza ritorno”.

“Il Binario 21 è un luogo di memoria e verità – ha detto il Presidente Palmeri – soprattutto per i giovani: una testimonianza vivente della tragedia della Shoah contro l'indifferenza, l'ignoranza, il negazionismo”.

“Il Consiglio comunale – ha concluso il Presidente Palmeri – aveva approvato all'unanimità, l'11 giugno 2007, la delibera di adesione del Comune di Milano alla Fondazione per il Memoriale della Shoah, poi costituitasi il 17 settembre dello scorso anno, come impegno civile e morale non solo verso la comunità ebraica, ma verso tutto il Paese”.

“Anche Milano quest'anno ricorderà con specifiche iniziative il 70° anniversario della vergogna delle Leggi razziali – ha proseguito Manfredi Palmeri –. Questo progetto architettonico ed etico ci dà ancora maggiore consapevolezza che non è un mondo lontano da noi: non può essere compreso, ma certamente va conosciuto perché non si possa più ripetere”.

domenica 21 settembre 2008

LA MILANO DA NON PERDERE

La Milano che non t'immagini è lì, esce dalle pieghe di quelle 285 pagine di una guida molto insolita che mette d'accordo la curiosità del turista per la prima volta in città e la disattenzione dei milanesi che invece l'attraversano spesso senza conoscerla. E mentre i primi avranno così a disposizione ben 101 idee per non annoiarsi in una metropoli brutta per definizione, gli altri avranno modo di scoprirne insospettabili bellezze e divertenti spunti per goderne i molti pregi.
Il volume di Micol Arianna Beltramini 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita (Newton Compton, 285 pagine, 13,90 euro) offre infatti una panoramica che non spazia solo sulle bellezze cosiddette istituzionali: i palazzi, le chiese, i musei e quant'altro di puramente artistico si trova su una qualsiasi guida, ma affronta un modo di essere. Alla meneghina, appunto. Per chi da sempre vive qui e per chi qui è solo di passaggio.
E infatti suggerisce idee e propone itinerari e gesti che i milanesi fanno milioni di volte nell'arco di un anno. E così ecco compiersi il paradosso: i cittadini distratti ma residenti avrebbero bisogno, almeno una volta nella vita, chessò, di salire sulla terrazza più alta del Duomo o sulla Torre Branca. E ancora di visitare la fornace Curti oppure di girare nel cimitero Monumentale come se fosse un museo. O, per i più scaramantici, organizzare una visita al Grand hotel et de Milan, e riempirsi gli occhi di colori ascoltando un concerto in San Maurizio.
Dall'altro lato, i turisti di passaggio non potranno mai dire di aver vissuto qualche giorno alla milanese se non si sono gustati un panzerotto da Luini, se non hanno fatto un giro di shopping alla Rinascente o in corso Como, se non hanno ordinato un risotto giallo doc, se non hanno passato una serata a vagabondare sui Navigli, se non hanno provato ad andare a San Siro con la voce e uscirne senza. Insomma, gesti che invece chi vive a Milano fa. E spesso. Capiterà allora che un milanese non abbia visto il Cenacolo, ma un turista non sappia cosa sia l'happy hour nel quartiere della moda. Ecco quindi che le agili pagine di questo libro servono e tentano di colmare quelle lacune. Sono idee, progetti, magari neanche particolarmente ambiziosi ma spesso stuzzicanti, per passare semplicemente una piacevole serata senza abbandonarsi alla noia o alla routine del divertimento.
Accanto a un giro fra palazzi storici o edifici di straordinario gusto e charme (si pensi a Palazzo Fidia dove Antonioni girò «Cronaca di un amore», ma anche a un suggestivo sguardo a Villa Invernizzi con il suo giardino di fenicotteri rosa) ecco una serata tutta da ridere al cabaret, di cui Milano, si sa, vanta una tradizione consolidata. O appunto, per chi ama suoni classici, un concerto nella stupenda chiesa di San Maurizio, dall'acustica già perfetta, solitamente migliorata dalla chiusura della strada nelle serate di programmazione musicale. Ci si può rituffare nell'atmosfera anni Ottanta dedicando una serata-revival allo stile paninaro o yuppie della Milano da bere, si può gironzolare fra i tre bar in controtendenza di tutta la città: Giamaica, Magenta e Basso. La guida non include cenette a ritmo di musica: non sono poche le mete, spesso nei dintorni cittadini, in ristoranti allestiti da ex cantanti che ravvivano le serate del week end con improvvisati concerti.
Insomma infiltrarsi tra le pieghe di una città che non t'aspetti è possibile, eccome. Scoprirne i misteri e ritrovarsi influenzati dal suo spirito, anche. Perché Milano è tutto questo e molto di più: arte e gastronomia, sport e happy hour, shopping e moda, cinema e piccole o grandi oasi, dentro e fuori porta, dove ripararsi per ore insolite. Insomma quello che le guide non dicono...

da il giornale

martedì 16 settembre 2008

LAMPUGNANO BLOCCA LA MOSCHEA

Nuove «nubi» sulla moschea di Milano. La decisione sulla nuova localizzazione sembrava imminente, ma ora i residenti a Lampugnano e al Qt8 si ribellano, come già a luglio quelli del quartiere Fiera per la preghiera al Vigorelli. L'assemblea dell'altra sera nella scuola di via Lovere è stata molto accesa e partecipata: una sorpresa perfino per i promotori del comitato dei residenti del Qt8, un «quartiere modello» che ora si sente minacciato, soprattutto se la soluzione definitiva fosse quella di via Natta-via Ziegler, dove c'è una scuola che ospita più di 500 ragazzi. Il comitato prepara una raccolta di firme, e ha chiesto al prefetto un incontro chiarificatore. Palazzo Diotti ha confermato la disponibilità a ricevere una delegazione. «Stiamo sopperendo alla latitanza del Comune - spiega Gabriele Fondi, del comitato - comunque fra banche, scuole, uffici e tendoni quest'area proprio non è adatta». Raccolta di firme anche nella maggioranza in Consiglio di zona 8, che lunedì discuterà la questione: «Sicuramente via Salerio sarebbe meglio», conferma il presidente di Zona Claudio Consolini (Forza Italia). Contrario anche il gruppo locale del Pd, come ha spiegato il capogruppo Angelo Dani: «Non siamo stati coinvolti, e si è affrontata la questione solo dal punto di vista dell'ordine pubblico».
«Stop a questa zona», dice anche Aldo Brandirali, consigliere comunale di Forza Italia: «Lampugnano va bene solo se si fanno tanti piccoli luoghi di preghiera. Una sola moschea è un errore, e presuppone come unico interlocutore viale Jenner». Invece l'ipotesi su cui si lavora è un tendone da 2.500 metri quadri e 1.500 posti, simile al Ciak. Una realizzazione cui è chiamato il proprietario del Palasharp, Divier Togni, deciso a non restare con il «cerino in mano» a ottobre, quando la tensostruttura sarà occupata da altri eventi: «Escludo assolutamente che i fedeli possano restare lì», ha detto, e la cosa vale anche per il teatro Ciak, che fino a fine settembre ospita il ramadan. Altra ipotesi presa in considerazione è piazzale Cuoco.
La decisione del prefetto dovrebbe essere imminente, eppure molte voci frenano. Ieri anche quella autorevole del ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, in visita al Coreis di via Meda: «No alle moschee fatte di fretta», ha detto il ministro, rilanciando anche per Milano la proposta di un referendum consultivo sulla moschea. Ronchi si è detto d'accordo con l'imam Pallavicini, nel giudizio sul centro di viale Jenner: «Non è un interlocutore, non si può dialogare con chi ha collusioni e ambiguità». «Ho chiesto al sindaco di vigilare con grande attenzione», ha detto il ministro.

lunedì 1 settembre 2008

METAMORFOSI DI UN PREMIER

Non sarà Quintino Sella, non sarà Cavour, forse cascherà nei prossimi mesi, probabilmente non riuscirà a sconfiggere la crisi economica nazionale e internazionale, ma Berlusconi all'alba dei settantadue anni ha imparato a governare o almeno a dare l'impressione di farlo meglio che in passato e meglio dei suoi predecessori. Su questo punto c'è poco da discutere, si deve soltanto osservare l'evidenza.

Il premier alla terza esperienza a Palazzo Chigi sembra non essere più il signor Tentenna di alcuni anni fa, e mostra un piglio nuovo che lo porta ad affrontare di petto le situazioni; non si arrende più al primo ostacolo, non perde tempo in mille mediazioni, non pretende di accontentare tutti e di strappare sorrisi a chi la pensa diversamente da lui.

I primi tre mesi di legislatura, si sa, sono fondamentali per misurare il polso all'esecutivo; e il Cavaliere ha superato a pieni voti l'esame, realizzando la prima parte del programma stucchevolmente illustrato durante la lunga campagna elettorale. Ne siamo stupiti oltre che felici, a maggior ragione perché (...)

(...) non avremmo scommesso un euro sulla sua capacità di mutare registro. Difficilmente una persona di una certa età, per quanto si sforzi di essere giovanile, modifica il proprio carattere in modo radicale. E pensavamo che la regola valesse anche per Silvio.

Abbiamo un terrore: egli tornerà ad essere quello d'una volta, si stancherà di tenere la barra dritta, ricomincerà a dare pacche sulle spalle a chiunque per ingraziarsi gli avversari? Sarebbe una sciagura e una delusione tremenda. Crediamo di condividere con ogni italiano la speranza di poter puntare per cinque anni su un presidente del Consiglio determinato e consapevole di un fatto: il consenso degli elettori non si ottiene sui singoli provvedimenti, mai digeribili da tutti, bensì sul complesso delle cose portate a termine durante l'intero mandato. Non serve, davanti a ogni scelta, attenersi alle indicazioni dei sondaggi; bisogna piuttosto pensare in grande e guardare agli interessi generali del Paese. I conti si fanno alla fine, a tempo scaduto, quando cioè i comizi sono stati indetti e i cittadini giudicano se conviene rinnovare la fiducia in chi ha governato o no.

Fino adesso Berlusconi ha dimostrato di aver assimilato la lezione. Domani, vedremo. L'importante è che non si faccia condizionare dalle critiche dell'opposizione, spesso aspre, quasi sempre ispirate all'esigenza di diminuire le iniziative del governo allo scopo di far passare l'idea che si tratti del solito bluff. D'altronde Veltroni non ha altre chance per tentare di risalire la china. Lui stesso e i suoi aiutanti di battaglia neanche lontanamente immaginavano che il Cavaliere avrebbe mantenuto le promesse elettorali con tanta fermezza. Ed ora sono spiazzati, increduli e faticano ad organizzarsi per contrastare i successi del centrodestra; preferiscono minimizzarli o addirittura negarli onde persuadere la base - spiazzata anch'essa - che presto l'azione del governo si rivelerà una sciagura.

Sembra tuttavia che il Pd sia il primo a non credere nelle proprie ragioni e a non avere di conseguenza la necessaria convinzione per sostenerle adeguatamente. Lo si capisce in ogni circostanza topica. In questo senso la vicenda Alitalia è emblematica.

Prodi voleva sbolognare l'azienda ai francesi per togliersi un peso dallo stomaco. E non aveva torto. Ma all'ultimo momento, per vari motivi - tra cui le imminenti elezioni italiane che avrebbero provocato una rivoluzione a Palazzo Chigi -, Air France si defilò. Oggi il centrosinistra finge di non ricordare come si svolsero i fatti. Venerdì notte su Raiuno è andato in onda TV7 condotto da Gianni Riotta. Tra gli ospiti, Fassino (Pd) e Tabacci (Udc). I quali per sfottere Berlusconi, promotore della soluzione nazionale al dramma Alitalia, hanno detto che i francesi avrebbero alleggerito gli organici di duemila dipendenti, mentre la cordata presieduta da Colaninno intende mandarne via seimila.

Fosse davvero così la nostra compagnia sarebbe caduta dalla padella alla brace. Ma così non è. E non lo affermiamo noi bensì Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, che ieri sulla Stampa ha dichiarato: “Air France chiedeva ottomila esuberi”. Ovvio, il sindacalista Angeletti in materia ne sa di più di Fassino, questi però pur di non riconoscere al governo d'aver agito con coraggio e oculatezza ha imbrogliato le carte inventandosi duemila esuberi, seimila in meno di quanto fossero in realtà.

Niente di grave, per carità, ma è un segnale: l'opposizione è nel pallone e non sa più a che santo votarsi eccetto santa Bugia. Identica la storia delle impronte digitali ai bambini rom. La sinistra ha montato una polemica feroce, scomodando Hitler e la persecuzione degli ebrei, finalizzata a sputtanare il ministro dell'Interno Maroni a livello europeo.

Poi la cosa è stata ridimensionata. Il problema era solo di identificare i rom presenti in Italia e censirli per verificare chi vada assistito e chi, viceversa, vada allontanato. Il rilevamento delle impronte è stato fatto in pochissimi casi a gente che non acconsentiva a farsi identificare.

Di esempi simili ce ne sarebbero altri. Ma ci limitiamo ad aspettare con curiosità le reazioni, i commenti di Veltroni e compagni all'accordo stretto dal Cavaliere con Gheddafi allo scopo di evitare che dalla Libia continuino a salpare imbarcazioni stracolme di clandestini diretti a Lampedusa. I progressisti diranno che l'operazione è troppo onerosa, così come lo è quella del salvataggio di Alitalia. Insomma per loro è sempre tutto sbagliato o fascista; molto più comodo rimanere con le mani in mano accettando ogni guaio con rassegnazione, come davanti alle calamità naturali.

Non siamo ottimisti irrazionali. Non ci illudiamo che il Paese sia destinato in breve a trasformarsi in un paradiso di efficienza. Semplicemente dopo quaranta anni di chiacchiere, di spese pubbliche per mantenere la pace sociale, di governi specializzati nell'arte di tirare a campare, di coalizioni progressiste buone solo a far progredire il degrado, finalmente è arrivato qualcuno che a guidare la nazione almeno ci prova. E se questo qualcuno è Silvio Berlusconi sarebbe assurdo e anche ridicolo non dirlo.

Lo abbiamo detto.

DA LIBERO